La “Calcotada”: la più tipica festa gastronomica catalana

Calcotada: tipica festa gastronomica catalana

Se capitate a Barcellona nei primi tre o quattro mesi dell’anno e amate la cucina e le tradizioni popolari, non perdete l’occasione di partecipare a una calçotada. Forse la più tipica festa gastronomica catalana, la calçotada ha come protagonista una sorta di cipollotto fresco (il calçot), dolce e dalla forma allungata che ricorda quella di un porro, originario del Tarragonese e in particolare della zona di Valls.
L’abbuffata di calçots va preparata rigorosamente all’aperto, secondo un rituale in cui risiede buona parte del fascino della tradizione: i calçots non vanno mangiati con eleganza. La calçotada è la cerimonia delle maniere rudi e campestri, nonché la sacra liturgia della macchia. Per cui non fate i pivellini, dimenticate piatto, forchetta e coltello. Il calçot va afferrato dalla teglia di portata, pulito dalla pelle bruciacchiata e terrosa fino ad annerirsi completamente le mani, quindi va inzuppato in una ciotola comunitaria di salsa romesco e infilato in bocca, tenendolo con due dita mentre si rovescia la testa all’indietro. Al bando la timidezza: lasciatevi andare e fate come fanno tutti gli altri.
L’abbuffata naturalmente non si ferma ai calçots. In genere si prosegue con altri piatti alla brace, come carne di agnello o verdure, oppure con una classica botifarra amb mongetes (una tipica salsiccia catalana accompagnata da fagioli). Allora ecco una serie di nozioni base che vi faranno sentire a proprio agio se è la prima volta che partecipate alla festa dell’inverno.

Sopravvivere alla prima calçotada

Salsa romesco. La versione purista vuole che ad accompagnare i calçots ci sia la salvitxada, una salsa tipica del Valls. Ma, soprattutto a Barcellona, è molto più comune che troviate la romesco, e d’altronde le due salse differiscono solo per qualche elemento. La salsa è la vera e indiscussa protagonista della calçotada. È lei a conferire il tipico sapore al piatto e le caratteristiche macchie rossastre e indelebili che punteggeranno i vostri indumenti a fine pasto. La romesco è originaria di Tarragona, e gli ingredienti base sono pomodori e aglio (preferibilmente cotti in forno a legna), pane, mandorle e nocciole tostate, peperoncini rossi secchi, rosmarino, olio, aceto, sale e pepe.

amb tomaquets. Una fetta di pane, rigorosamente non tostato, su cui viene sfregato un mezzo pomodoro sugoso. Una delle preparazioni più caratteristiche e originali della cucina catalana: così dicono in tono sacrale vari libri di ricette regionali (nonché Viquipèdia, il portale catalano della nota enciclopedia). Il piccolo gastronomo italiano snob che è in noi potrebbe sorridere alla sola idea di definire del pane con il pomodoro un «originale piatto tipico». Eppure, il pa amb tomaquets è una di quelle cose cui col tempo ci si affeziona e non si potrebbe più vivere senza. Non esiste maniera più catalana per iniziare un pasto o accompagnarlo. Non fatelo mancare dalla vostra calçotada.

Cava. È lo spumante catalano, tipico della zona del Penedés, perfetto per accompagnare la vostra scorpacciata di cipollotti. Viene prodotto con il metodo classico, il cosiddetto champenoise – che consiste nell’indurre la rifermentazione in bottiglia dei vini attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti – che pare sia stato introdotto direttamente dai francesi, nel XIX secolo. Il Cava è elaborato a partire da uve bianche autoctone del Penedés, principalmente macabeu, parellada e xarello. Dal 1972 è un marchio a Denominazione di origine controllata.

Porró (in spagnolo, porrón). Se preferite il vino rosso, e volete sentirvi davvero catalani, potete berlo direttamente dal porró. Anche questo è un ottimo modo per sporcarvi, soprattutto se è la prima volta che lo usate. Il porró è un recipiente di vetro, tipico della zona catalano-aragonese, che assomiglia vagamente alle nostre oliere in vetro: è formato infatti da due tubi, uno più largo in cui si versa il vino, e l’altro più stretto, da cui invece il liquido esce. Il porró viene in genere usato collettivamente, passandoselo di mano in mano. La maniera corretta di bere richiede di non portare l’estremità “di uscita” a diretto contatto con le labbra, ma di far sgorgare il fiotto ad alcuni centimetri dalla bocca (più siete bravi, più riuscirete a tenerlo lontano). Usare il porró è una vera e propria arte. Se è davvero la prima volta che lo fate, l’unico consiglio è quello di prendere bene la mira. Auguri.

Pitet. Diciamocelo: le vostre possibilità di finire una calçotada immacolati sono pressoché nulle. E d’altronde non c’è miglior epitome del carattere realmente popolare, campestre, ludico e festoso di questa tradizione. Se vi invitano a una calçotada, quindi, è meglio che scegliate dal vostro guardaroba qualche capo non proprio nuovissimo. In ogni caso, potete sempre domandare un pitet, il bavaglio, possibilmente di quelli lunghi fino alle ginocchia.

Quando andare?

Il periodo perfetto per la calçotada va da fine gennaio ai primi di aprile. L’ideale sarebbe disporre di un invito in campagna a casa di qualche amico, oppure andare a una delle varie sagre di paese che tra fine inverno e inizio primavera si tengono in varie località catalane. Da un po’ di anni, comunque, il fenomeno della calçotada ha raggiunto anche Barcellona, dove viene proposto in vari ristoranti. Ma le opzioni migliori restano sempre o procedere a una calçotada fai da te, cercando uno dei tanti posticini appena fuori città allestiti con panche, tavoli e spazio per fare il fuoco, oppure infilarsi in qualche festa di quartiere, come quelle di Gràcia o Poble Sec.